I libri e le storie di Axel Slate
Sposa tradita: Reclamata dal fratello
Francesca voleva fare una sorpresa al suo fidanzato Julian, portandogli la cena nel suo hotel. Ma quando ha aperto la porta della suite, lo ha trovato a letto con Lila, la sua migliore amica da dieci anni. Il rumore della testata del letto contro il muro e le loro risate trionfanti l'hanno paralizzata. In preda al panico e al disgusto, è scappata, rifugiandosi nell'attico riservato a Grafton, il fratello storpio ed emarginato di Julian. Credeva che la stanza fosse vuota, ma nel buio una figura imponente si è alzata dalla sedia a rotelle. Grafton non era affatto paralizzato. Le sue gambe erano forti, la sua postura quella di un predatore. L'ha bloccata, rivelando di conoscere i segreti più intimi e dolorosi della sua famiglia, ricattandola con un accordo legale che gli avrebbe consegnato l'azienda del padre di Francesca. «Dammi un solo motivo per cui non dovrei buttarti giù da questo balcone adesso.» Francesca era in trappola, schiacciata tra un fidanzato che la tradiva per i suoi soldi e un mostro spietato che la teneva in pugno. Ma guardando il potere freddo e pericoloso negli occhi di Grafton, un'idea disperata le è risalita in gola. Gli ha afferrato il polso, pronta a rinunciare alla propria libertà pur di avere vendetta. «Aiutami a distruggere Julian,» ha risposto, stringendo il suo patto col diavolo.
Svelo le mie identità segrete! I miei fratelli sono senza parole!
Seduta sul sedile posteriore della berlina, fissavo il numero impresso sul foglio: zero percento di compatibilità. Dopo vent'anni vissuti come l'erede intoccabile dell'impero Visconti, ero stata cancellata in un istante. Nel salotto di quella che chiamavo casa, la mia sostituta, Alba, piangeva lacrime studiate. I miei genitori "adottivi" mi hanno lanciato un assegno sul tavolo come se fosse una mancia, ordinandomi di sparire per non rovinare la reputazione della famiglia. Alba ha tentato di sequestrare i miei bauli Louis Vuitton, urlando che stavo rubando i beni dei Visconti. Le ho sbattuto in faccia le ricevute: ogni singolo oggetto di lusso era stato pagato dal mio conto personale, non dalla loro elemosina. Ho trascinato le mie cose fuori da quella villa dorata, diretta verso un palazzo popolare fatiscente alla Bovisa. Lì ho trovato la mia vera famiglia. Vivevano in un appartamento minuscolo che odorava di cipolle e povertà. Mio padre biologico, con le mani callose sporche di lavoro, ha tirato fuori una busta stropicciata con i risparmi destinati alle cure di mio fratello disabile, offrendomeli pur di non vedermi per strada. Credevano fossi una principessa decaduta, spaventata e indifesa. Non sapevano che nella mia borsa, nascosto sotto i fazzoletti, c'era il telefono di "Luna", la produttrice musicale più potente ed elusiva del settore. Quella notte, sdraiata su un letto singolo in uno sgabuzzino, ho aperto il mio laptop criptato. Mentre i Visconti festeggiavano il ritorno della vera figlia, ho dato l'ordine di affossare le loro azioni in borsa. La recita della brava figlia era finita. La guerra era appena iniziata.
