img I sogni dell'Anarchico  /  Chapter 6 No.6 | 22.22%
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Chapter 6 No.6

Word Count: 1568    |    Released on: 06/12/2017

occhi. Un sudore freddo, gelido, gl'imperlava la f

ii aromatici, presso le quali vegliava un bellissimo schiavo greco. Il pavimento di marmo era celato da soffici tappeti, ed in mezzo alla stanza sorgeva il basso letto di argento

o sognato! Gli dei immo

er lottato per la libertà della sua tribù; di essere stato battuto, vinto, catturato, reso schiavo

lle sue tumide labbra. I cristiani avevano dat

vissuto molti mesi, anzi anni nello stato obbrobrioso di schiav

Che o

ò in piedi, guardò l'orologio

a della notte, div

. Egli si era coricato, che la terza vigilia stava per fini

re del dolce canto? Non lo avevano supplicato gli ambasciatori greci ginocchioni di deliziare le loro orecchie col suo canto? Non aveva egli destato l'applauso infinito della folla delirante, ed era ritornato dalla Grecia a Roma con un bottino, quale nessuno prima di lui aveva fatto, un bottino, col quale offuscava la fama e l

essa non doveva portare più il nome di quel meschino che fu Romolo

va. Giove grande, ti ho superato! Neppure gl'immortali, sull'O

una notte, ed un giorno ed alcune ore della notte; fino alla terza vigi

llame d'oro, gli schiavi che lo avevano servito, il fanciullo che gli aveva versato il vino nella coppa ed una bella schiava di Oriente, dalla pelle candida come l'alabastro e dalle leggere tinte rosee nelle gua

ano applaudito ai celebri cantanti, che egli aveva fatto venire dalla Grecia

li applausi! Degni di lui, del vero Apollo. Lo avevano incoronato cantore massimo; lo avevano adorato come una rivelazione celeste; ep

re, di ignorare. Ma sarebbe venuto il suo giorno! Era venuto per Messalina, sua madre: sarebbe venuto anche per

possibile vederlo e non amarlo, e non gettarsi fra le sue braccia, implorando un amplesso come

re dei nobili, dei patrizi, dei senatori, che strisciavano avanti a lui e l'omaggiavano, gli facevano schifo. Ricordò il detto di Cal

tt'altro, ma era la prima che non gli si fosse offerta, che non avesse mendicato amore. Gli era venuto un vi

cuore. Lui, Nerone, il divino Apollo, si era abbassato a lei, aveva supplicato affetto, aveva mendicato amore. E lei aveva resistito; non si era arresa; aveva fatto la sorda all

rere il sangue. Ma quando l'aveva vista morta era montato su tutte le furie; aveva voluto richiamarla in vita; aveva maledetto a se stesso, alla propria poten

; girò, cieco dall'ira, per le sale della casa d'oro, scannò, ferì, comandò che tutti i cristiani venissero scannati l'indomani senza misericordia, e si gettò a capofitto in braccio alla voluttà; cercò di dimenticare, tra a

tribunale, si contorceva come un verme e supplicava grazia; nessuna dignità in loro. Quei due ebrei, invece..... Quanta maestà! Sembrava che si ritenessero pari a lui. Volevano

. Gli premeva piegare quei due capi superbi. Non è gioia vedere milioni di umili, di vili, strisciare ai propri piedi; la voluttà sta nel

sero piegati. La loro adorazione gli avrebbe recato maggior gaudio che gli umili omaggi di Roma tutta. Piegare capi superbi, ecco la maggior

gli privare il mondo di tanta delizia? Come il mondo sarebbe sì triste se il sole si spegnesse, così l'umanità non poteva vivere senza il suo canto. Se egli no

antare e

iù pensare. Sbadigliò e chius

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