Sotto il cappotto, la pelle era madida di sudore freddo, l'unico tradimento visibile della mia agitazione. Cercavo di stare dritta e fiera, ma dentro ero un vero disastro.
Non potevo credere di essere davvero lì. Fino a quando non fossi entrata, facevo ancora in tempo a voltarmi e scappare. Eppure, sapevo che non l'avrei fatto. Era una cosa che desideravo da tantissimo tempo.
Avendo vissuto per tutta la vita nella piccola cittadina di Vigevano, in Lombardia, non ne avevo mai avuto l'occasione. O meglio, forse non era del tutto esatto. Mi ero trasferita in città due anni prima, per studiare, ma solo adesso avevo trovato il fegato di presentarmi qui.
Il più delle volte ero una gran fifona. Questo potevo ammetterlo senza problemi. Non ero mai stata il tipo di ragazza intraprendente, quella che fa ciò che vuole, che se ne frega delle opinioni altrui e delle conseguenze. Piuttosto ero la ragazza che non vuole farsi notare, calma e tranquilla, che non si spinge mai oltre i propri limiti. Già, quello era sicuramente un ritratto più fedele della vera me.
In quel momento, però, stavo urlando un "AL DIAVOLO" a caratteri cubitali, e ne andavo fiera.
I buttafuori mi osservavano, probabilmente domandandosi se mi sarei decisa a entrare o meno. Forse era il caso di darmi una mossa, ero rimasta piantata lì fuori fin troppo a lungo.
Mentre facevo un passo in avanti, uno degli uomini alzò una mano per fermarmi. "Documento."
Tirai fuori il mio tesserino universitario, assicurandomi di allungarglielo con mano ferma. Non volevo assolutamente che capissero quanto fossi agitata.
Un minuto dopo, mi restituì la tessera. "Hai rispettato il codice d'abbigliamento?", mi chiese.
"Certo." Era stato un bel problema decidere cosa indossare, ma all'ultimo minuto avevo optato per un completo che un'amica mi aveva regalato per scherzo. Di sicuro non si aspettava che l'avrei usato per una cosa del genere.
"Devo verificare", disse il buttafuori, facendo un cenno col mento verso il mio corpo avvolto nel lungo cappotto.
Cazzo, non ero affatto pronta a rinunciare alla mia copertura così presto.
Raddrizzando le spalle, sbottonai il cappotto, rivelando un po' alla volta la lingerie nera che portavo sotto, finché non fu tutto in bella mostra. Il corsetto mi stringeva come una seconda pelle, mettendo in risalto la mia figura a clessidra — seno abbondante, sedere tondo e una vita sottile. Un reggicalze attirava lo sguardo sulle mie cosce, forse un po' troppo formose. E i sandali aperti con tacco a spillo mi slanciavano le gambe, rendendole più sensuali.
Gli uomini furono cortesi — mi diedero solo una rapida occhiata prima di voltarsi per aprirmi la porta. Non capivo se, allontanandomi da loro, mi sentissi delusa o meno. Non ero abbastanza carina da meritare un secondo sguardo? D'altronde, sicuramente erano abituati a vedere corpi femminili di ogni tipo, ed era compito loro mantenere un atteggiamento professionale per non mettere a disagio chi frequentava il club.
Varcare la soglia del locale mi dava l'impressione di fare qualcosa di proibito, come se stessi mettendo piede in un mondo completamente nuovo, e in un certo senso, era proprio così.
Riuscivo a distinguere il ritmo lento della musica — seducente e provocante — che si mescolava al mormorio delle persone. Il cuore mi andava a mille, ma non lasciai trapelare nulla. Sono una donna sicura di me e sexy, e ho il pieno controllo dei miei desideri. Forse, a forza di ripetermelo, avrei finito per crederci.
Da quando avevo iniziato a esplorare la mia sessualità, ero sempre stata timida e insicura, di sicuro non una piena di fiducia in se stessa. Ero più una ragazza impacciata che non sapeva da che parte cominciare. Senza uno straccio di fidanzato alle spalle, ma solo con qualche avventura occasionale da ubriaca, per me era sempre stato difficile rilassarmi abbastanza da godermi davvero il momento.
Adesso, però, era arrivato il momento di cercare qualcosa di eccitante, qualcosa su cui fantasticavo da quando avevo capito di volere qualcosa di più del sesso tradizionale. Ecco perché mi trovavo in un vero e proprio dungeon BDSM. Anche con la tensione, sentivo dei fremiti di pura eccitazione.
La curiosità superava di gran lunga il nervosismo.
"Benvenuta al Covo del Desiderio", disse una splendida ragazza bruna, alta e snella, da dietro una scrivania situata proprio all'ingresso.
"Ciao, ho sentito che oggi fate una serata a porte aperte, giusto?", domandai, maledicendo mentalmente la mia voce che tremava.
Mi squadrò da capo a piedi, e il suo sguardo giudicante era palese. "Sì, esatto. Ti prendo il cappotto e ti affido a uno degli accompagnatori di stasera. Sarà lui, o lei, a farti fare un giro e a rispondere a tutte le tue domande. Oh, e avrei bisogno anche del tuo telefono. Ci teniamo molto alla privacy dei nostri membri e non è permesso scattare foto o registrare video. È solo una misura di sicurezza."
Rinunciai al mio guscio protettivo con riluttanza, sentendomi all'improvviso nuda lì in piedi, solo in biancheria intima e tacchi. Un brivido di freddo improvviso mi fece venire la pelle d'oca. Ebbi l'istinto di incrociare le braccia sul seno, anche se in realtà non stavo mettendo in mostra nulla, e dovetti letteralmente costringermi a tenere le mani lungo i fianchi.
La donna si voltò di nuovo verso di me non appena ebbe finito di appendere il mio cappotto. "Perfetto, allora seguimi."
Mi guidò giù per una rampa di scale e poi lungo un corridoio. A ogni passo la musica si faceva sempre più forte, e con essa aumentavano anche i battiti del mio cuore.
Lo sto facendo davvero, pensai, mentre seguivo quella bellissima ragazza. Non riuscivo a crederci, mi sembrava di vivere in un sogno. Il ticchettio dei miei tacchi segnava il ritmo dei miei passi, era l'unico suono che producevo.
Il corridoio non era lunghissimo ed era completamente vuoto, se si escludevano un paio di foto piuttosto intriganti appese alle pareti. In fondo, c'era un'altra porta, anch'essa di rovere scuro come quella dell'ingresso. Mentre la donna bussava una, due, tre volte, dovetti bloccare le ginocchia per impedire che mi tremassero.
Ci siamo. Era la prima volta che avrei visto con i miei stessi occhi un vero e proprio dungeon.