"Perché Marcus mi ha detto che non potevo venire al matrimonio di suo zio," risposi, vacillando su tacchi che erano stati chiaramente una pessima idea. "Qualcosa tipo che fosse riservato solo al Moonstone Pack."
"Quindi ci intrufoliamo nel matrimonio di un altro branco per dimostrare cosa, di preciso?"
"Che non sono una ragazza imbarazzante da tenere nascosta solo perché vengo dal Riverside Pack." Sbirciai tra le fronde dei cespugli.
La cerimonia era già cominciata. Sedie bianche, lucine appese tra gli alberi, e almeno duecento invitati vestiti di tutto punto.
Jade sbottò in una risata. "Oppure andrà su tutte le furie e ti mollerà davanti a tutti."
"Almeno così saprò come stanno le cose tra noi."
"Sei fuori di testa," borbottò Zaya, ma non riusciva a trattenere un sorriso. Quel genere di caos la faceva vivere.
Se avessi immaginato quello che stava per accadere, sarei tornata indietro all'istante.
Individuai Marcus nella terza fila di sedie. Capelli scuri, spalle larghe, addosso un completo che valeva probabilmente più del mio affitto mensile. Stavamo insieme da otto mesi.
Il ragazzo che in quel preciso istante teneva un braccio attorno a un'altra.
Il cuore mi si fermò in petto.
"È Sophie quella?" La voce di Zaya salì di un'ottava.
"No." Mi sporsi in avanti, strizzando gli occhi. "Non può essere lei. Aveva detto che l'ingresso era riservato al Moonstone Pack. Lei viene dal Landravers Pack, ma lui giurava che tra loro non c'era niente-"
Marcus si piegò verso di lei e la baciò. Sulle labbra. Troppo a lungo.
"Quella è decisamente Sophie," confermò Jade.
"Oddio." Sentii lo stomaco precipitarmi fino ai piedi. "Oddio, è proprio Sophie. Lui-loro-"
"Ok, cambio di piano," disse in fretta Zaya. "Ce ne andiamo. Adesso. Torniamo a casa, mangiamo un gelato, e blocchi il suo numero-"
"Mi ha MENTITO in faccia." La voce mi si spezzò.
"Remi, dobbiamo andarcene-"
"Non riesco a crederci. Ho preso in prestito questi tacchi da tortura. Mi sono intrufolata come una stalker fuori di testa-"
Feci un passo indietro, agitando le braccia. Il tacco si incastrò in qualcosa.
Una radice. O forse un sasso. Non lo sapevo. Poco importava.
Stavo precipitando.
"REMI-"
Cercai di aggrapparmi alla siepe. Il ramo mi si spezzò tra le dita.
E poi rotolai giù.
Lungo il pendio. Tra i fiori ornamentali. Sopra quello che forse era una cassa audio e quello che credo fosse il tavolo della torta, visto che qualcosa di cremoso mi si spiaccicò in faccia durante la caduta.
Il vestito si lacerava, i capelli mi coprivano il viso, e l'unico pensiero che avevo era: ecco, morirò così. Morte per crepacuore e per aver scelto le scarpe sbagliate.
Atterrai sul tappeto della navata con un tonfo che mi svuotò i polmoni d'aria.
Per un istante splendido e terribile, calò il silenzio più assoluto.
Ero distesa a faccia in giù su una stoffa bianca. C'erano delle scarpe vicino a me. Sollevai il capo.
Mi trovavo davanti all'altare.
La sposa era a meno di un metro, a metà del suo giuramento, e mi fissava a bocca spalancata.
"Ma che-"
Provai a rialzarmi, ma la mano mi era rimasta incastrata in qualcosa. Un tessuto bianco. Pizzo.
Lo strascico del suo abito.
"Aspetta, scusami-" Liberai la mano con uno strattone.
E lo strascico si strappò.
La sposa barcollò all'indietro con violenza.
Il tacco le rimase impigliato nella stoffa strappata.
Cadde a terra.
Tutto si svolse come al rallentatore. Le braccia che roteavano nel vuoto. La testa che si rovesciava all'indietro. Il tonfo raccapricciante del suo cranio contro la pietra del pavimento.
Poi, il nulla.
Non si muoveva più.
"Oddio," sussurrò qualcuno.
Un uomo si precipitò verso di lei. Si inginocchiò al suo fianco, premendo due dita sul collo. Cercando un battito.
Alzò gli occhi verso lo sposo. Aveva il volto sbiancato.
"Non... non respira più."
Le orecchie iniziarono a fischiarmi. Non poteva essere reale. Non poteva starmi succedendo davvero.
Qualcuno tra la folla scoppiò a ridere. "Beh. Questo sì che è un nuovo primato."
"Non è arrivata nemmeno a un'ora," aggiunse un'altra voce. "Non ha nemmeno fatto in tempo a essere marchiata."
"Povero Nero. Sei volte di fila. Dev'essere una maledizione, ormai."
Il cervello mi andò in tilt. Sei? Cosa significava?
"Remi?" Marcus si fece avanti, ancora per mano con Sophie, come se fosse la sua sgualdrina personale di conforto. "Che ci fai tu qui?"
Sbattei le palpebre, guardandolo dal basso. La glassa colava lungo la mia guancia. "Avrei dovuto inciampare su di te, piuttosto."
Un paio di mani robuste mi strinsero le braccia. Mi tirarono su di peso.
Alzai gli occhi.
Lo sposo mi si parava davanti. Ed era... santo cielo. Era stupendo. No, non era la parola giusta. Sconvolgente.
Un viso capace di farti dimenticare come ti chiami. Era alto, più alto di Marcus, più alto di ogni altro lupo avessi mai conosciuto. Mascella squadrata.
Capelli scuri, spettinati come se ci avesse infilato le dita un numero infinito di volte. E i suoi occhi-color argento. Argento autentico, con un bagliore appena percettibile. Occhi da Alpha.
La mia lupa si svegliò di scatto. Curiosa. Parecchio curiosa.
Non ora, le dissi mentalmente. Abbiamo appena ammazzato una persona, letteralmente.
Mi dimenticai dove mi trovassi.
Mi dimenticai cos'avevo appena fatto.
L'unico pensiero che mi passava per la testa era: cavolo, che figo.
"Mi stai DANDO ascolto?"
Sbattei le palpebre. "Scusa. Sei solo davvero... figo."
Gli scattò un tic all'occhio. "Figo?"
"Già. Da far paura. Ed è pure distraente."
"Hai appena ucciso la mia sposa e ti metti a commentare la mia faccia?"
Ah. Già. La sposa. L'omicidio. La realtà mi travolse come un secchio d'acqua ghiacciata.
Da dentro i cespugli, sentii le mie amiche perdere completamente il controllo.
"OH MIO DIO HA AMMAZZATO QUALCUNO-"
"CI SERVE UN AVVOCATO!"
"SCAPPA, REMI! SCAPPAAA!"
"NO, RESTA! CONFESSA TUTTO! AL MASSIMO È OMICIDIO COLPOSO-"
"Era la sua SCHIENA quella?! Ho sentito uno scricchiolio!"
"Era un RAMO, scema-"
La presa dello sposo sul mio braccio si fece più salda. La sua presenza da Alpha mi schiacciava addosso, opprimente. La mia lupa voleva sottomettersi all'istante. La zittii, tenendola a bada.
La sua voce scese di tono, facendosi minacciosa. "Da che branco vieni?"
"Riverside," squittii. "Non-non sono nessuno. È tutto un errore. Non volevo-il ramo si è spezzato e sono caduta e...
"Vieni da Riverside?" fece un ghigno. "E sei piombata a un matrimonio del Moonstone Pack?"
"A dire il vero, ci sono piombata dentro-"
"Hai ucciso la mia sposa."
"È stato un incidente-"
"È morta."
"LO SO." La voce mi si ruppe. "Lo so, ok? Lo so. Mi dispiace. Mi dispiace davvero tanto. Farò di tutto-"
"Di tutto?" Mi guardò-mi guardò sul serio. Osservò il vestito a brandelli, il trucco colato, il tremore che non riuscivo a controllare.
Un'anziana si fece largo tra la folla. Aveva un sorriso sulle labbra.
"Congratulazioni, Alpha Nero," disse tutta contenta. "Sembra che la Dea della Luna abbia scelto la tua settima sposa."
Mi si strozzò la voce in gola. "SETTIMA?!"
"Le altre sei sono morte," disse senza alcuna emozione.
Il sangue mi si gelò nelle vene. "Sei. Hai avuto SEI mogli. E sono MORTE tutte quante?"
"Sì."
"E io sarei la numero sette?"
"Esatto."
"MA QUESTO È UN MATRIMONIO O UN GIOCO DELLA SOPRAVVIVENZA?!"
Un muscolo della mascella gli scattò. "Entrambe le cose." Poi, rivolto alle guardie: "Rimettetela in sesto. Finiamo la cerimonia."
"NON TI SPOSERÒ MAI-"
"Hai ucciso la mia sposa. La sua voce era gelida. Inappellabile. Mi devi un matrimonio."
"Il matrimonio non funziona così!"
"Funziona così quando uccidi la promessa sposa di un Alpha." Si avvicinò ancora di più. Così vicino che ne sentivo il respiro sulla pelle.
"Fra tutti gli idioti che potevano ucciderla," mormorò, "doveva capitare proprio a quella con gli occhi piccanti."
Il cervello mi si inceppò. "Occhi... piccanti?"
"Vestitela," ordinò Nero alle guardie. "Dieci minuti."
"Aspetta-"
Si stava già allontanando. Poi si voltò a guardarmi da sopra la spalla.
"Cerca di non morire, stanotte," disse, con lo sguardo fermo sul mio viso. "Mi incuriosisci."
E poi sparì.
Le guardie mi afferrarono le braccia e mi trascinarono verso un edificio laterale.
"ASPETTATE-" Mi divincolai, cercando con lo sguardo le mie amiche tra i cespugli. "Jade! Zaya! NON ABBANDONATEMI-"
Ma erano già scappate. Le vidi sparire tra gli alberi.
Ragazze sagge.
Mi trascinarono oltre una soglia. In una stanza con una toeletta e un abito nuziale appeso alla parete. L'abito della sposa defunta.
Comparve una donna con trucchi alla mano e forcine tra i capelli. Anche lei era una lupa-lo percepivo dall'odore. Moonstone Pack.
"Dobbiamo sbrigarci," disse, squadrandomi con occhio critico. "Sei più minuta di lei. Bisognerà stringere in vita."
"Non lo farò sul serio," dissi. La mia voce suonava come lontana, quasi irreale. "Questa storia è assurda. Non si può obbligare nessuno a sposarsi-"
"Hai ucciso la sua sposa," disse la donna, come se bastasse quello a spiegare tutto. "Sposa per sposa."
"È stato un incidente-"
"Non conta." Iniziò a slacciarmi il vestito strappato. "Ormai sei qui. E fidati, tesoro, non vuoi proprio rifiutare l'Alpha Nero."
"Perché? Cosa succede se dico di no?"
Incrociò il mio sguardo nello specchio. E per la prima volta, vi lessi una pietà autentica.
Sfilò l'abito nuziale dalla gruccia. "Diciamo solo che l'ultimo lupo che ha rifiutato non è più uscito da qui con le proprie gambe."
Il sangue mi si gelò nelle vene. "Li ha uccisi lui?"
"Ucciderli sarebbe dire poco." Sollevò l'abito davanti a sé. "Adesso indossalo. Il tuo sposo ti aspetta."
Fissai l'abito.
Da fuori, iniziò a diffondersi della musica.
La marcia nuziale.
La mia marcia nuziale.
Osservai il mio riflesso nello specchio. Vestito a brandelli. Mascara colato. Foglie incastrate tra i capelli.
Quella mattina mi ero svegliata con l'idea di sorprendere il mio ragazzo al matrimonio di suo zio.
E ora stavo per sposare un Alpha con sei mogli morte alle spalle.
E se avessi rifiutato, molto probabilmente mi avrebbe ammazzata.
"Non può essere vero," sussurrai.
La donna abbozzò un sorriso triste. "Tesoro, è già successo, eccome."
Mi calò l'abito sopra la testa.
E capii di essermi appena assassinata la strada, per puro caso, verso un matrimonio maledetto con l'Alpha più pericoloso che ci fosse.
Ero praticamente spacciata.