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Cronologia di lettura

Capitolo 4

Parole:1187    |    Pubblicato il:26/08/2026

vista di

l crepuscolo che si approfondiva. Caden manteneva una distanza cauta, una trentina di centimetri d'aria fresca tra noi c

osse con silenziosa efficien

entre mi offriva un biglietto da visita nero e

ir, e un numero erano impressi in rilievo in argento. Semplice. Elegante. Potente. Inviai la mia

n un motore silenziosissimo. Non era appariscente, ma riconobbi i sottili segni di modifiche estreme:

ortiera posteriore, un gesto

una dichiarazione d'intenti. «Dovremmo discut

seppur temporaneamente. Dovevamo stabilire i termini. E francamente, il pensiero

ndomi per scivolare sul

no. Il rumore della città svanì, sostituito da un silenzio profondo rotto solo dal leggero ronzio del motore. L'a

erso il centro di Manhattan. Sedevamo in silenzio, due estranei nel r

opo, ci fermamm

ivato, riservato ai soli membri, così esclusivo che persino mio padre, Desmond Sulliva

erale del ristorante, un uomo che riconoscevo dalle pagine di cronaca mondana come David Pric

, chinando leggermente il capo

verso la sala da pranzo silenziosa e opulenta, e in un ascensore privato. Fummo portati all'u

lto con cui Caden comandava questo livello di accesso mi diede una nuova

na parola. Caden prese il suo calice, il liquido che catturava la luce come un rubino li

iò a vibrare con un ro

specifica. Un tono che avevo

pa

vene. Diedi un'occhiata all

i a Caden, con voce te

il viso illeggibile mentre facev

lefono all'ore

cun saluto, nessun «stai bene?», nessuna menzione del fatto che il mio compagno di dieci anni mi avesse a

sbalordita dall'aud

l'irritazione. «Hailee ha avuto un... malinteso con lui prima. È

il pasticcio di Hailee. Per chiedere scusa a Benard Conley, un vecchio Alpha la

voce pericolosamente bassa. «Lascia che Gabe s

che stringeva la testa del suo bastone con la testa di lupo. «Questo è il tu

role che sapevano di cenere. «E i

ai perso quando hai perso Gabe. Ora sei un peso. Il minimo che puoi

con l'aria condizionata. Ai suoi occhi, non ero sua nipote. Ero uno strumento. Una pedina.

meglio. Con il suo udito da lupo mannaro, in questa stanza silenziosa, poteva sentire ogni singola parola. Vidi il muscolo della sua mascella

. L'Audriana che avrebbe pianto e implorato era spa

con voce ch

balordito dall'altr

etto?» sibi

oi muovere sulla tua scacchiera, padre. Trov

ia. «Se non mi obbedisci, ti vedrò rovinata! Congelerò il tuo fo

co mi sfiorò le labbra.

i la ch

in respiri affannosi. I miei occhi bruciavano, ma mi rifiutai di lasciare che le lacrime cadessero

n

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