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Cronologia di lettura

Capitolo 4

Parole:1240    |    Pubblicato il:17/09/2026

Audrey

ianco accecante della mia camera da letto mi fissava dall'alto. Il mio corpo doleva per un pulsare sor

apevo. Elliot? Assurdo. Un'allucinazione dovuta al dolore. Aveva sempre respinto qualsiasi cosa non rientrasse nella sua visione

iente di più, niente di meno. E rimarrai tale.» La sua voce era piatta, priva della confusione di pr

o logistico della tua famiglia, quello in cui ho investito e che ho ampliato sot

rata. Non gli avrei dato la soddisfazione di una ris

ranza: l'auto che mio padre aveva organizzato sare

o che passava aveva intaccato il mio spirito, erodendo la donna piena di vita che ero un tempo. Il dolore era un compagno costante, una fi

ra svanito. Sostit

l tutto, irrevoc

iata allo schermo e un tenero sorriso gli sfiorò le labbra

nò dal telefono. «La bambina! C'è qualcosa che non va! Sta san

di una rabbia terrificante, si fissarono su di me. «Demone!» ruggì. Mi strappò v

me un pazzo, con le gomme che stridevano, lasciando una scia di gomma sull'asfalto

i, con il viso perfettamente truccato rigato da finte lacrime. I

sue unghie mi graffiarono la guancia, lasciando segni rossi

di respingerla. «Controlla le telecame

cespicando, con il viso pallido e tremante. Cadde in ginocchio davanti a Jake, singhioz

il sangue.

dente, con la voce rotta. «Mi ha offerto una grossa somma di denaro per... per fare del male alla bambina, solo

cubo maligno, accuratamente orchestrato. «È una bugia!» u

radunata. «Mostro!» urlò qualcuno. «Come ha potuto?!» Un altro gridò: «Ri

ondati di odio. Richieste di boicottaggio. Il mio socio in affari, colui che aveva appena confermato il trasferimento, chiamò con la voce tesa

nti di Jada. Il labbro della neonata era gonfio, con un piccolo taglio visibile. Mi fissò, con gli occhi che ardevano di un in

da, aggrappandosi al suo braccio. «Ha cerc

care gli occhi dai miei. La sua voce scese a

erta soffocante, scese su di me. «No», piagnuc

ostringendomi ad alzare il mento. Il primo punto. L'ago mi trapassò il labbro, un dolore acuto, lancinante. Urlai, ma non uscì alcun suono. Solo un rumore roco, lacerante. Un altro punto. E un altro ancora. Il fil

stito bianco candido, in net

n voce fredda. «Non deve vedere niente. Non deve sentire niente. Non deve dire

silenzioso intrappolato nelle mie labbra cucite. La

e capire che non parlerà mai più, non vedrà mai più, non sentirà mai più se osa mettersi contro di me! Questo

ezzata, isterica. Pensai alle mie scelte passate. Al mio amore cieco. Alla mia folle speranza.

mato con tutto ciò che avevo. E lui mi

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