img Sposata Al Don: Il Rimpianto Dell'Ex  /  Capitolo 4 | 16.00%
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Cronologia di lettura

Capitolo 4

Parole:1128    |    Pubblicato il:17/09/2026

di E

e come un rasoio che penetrava la seta sottile del mio vestito, ma n

ibrò contro il p

o S

nella cerchia solo quando Chace aveva iniziato la sua ascesa fulminea. Era un

sp

l fumo. «È stato organizzato un incontro. Doman

iesi, con la voce rido

y ci ha contattati. Si fa carico del debito di tuo padre. E pre

tto. Mi ero venduta p

arò»,

metterci in imbara

al neon di una farmacia aperta 24 ore

ha

sul tasto di rifiuto, tremando

Onyx Club. Non r

nni ero stata la salvatrice designata. Ero quella che andava a prenderl

el mio petto. Se si trovava all'Onyx Clu

Dimenticai l'abito da sposa. Ricordai solo l'uomo

nte gettandomi all'interno

oro sguardi sorpresi. Spinsi le pesanti doppie porte, subito investita dai

on la voce inghiot

lo t

male. Non

n una bottiglia di vodka che gli dondola

di fronte a lui, con le gambe strette i

ui avevo cucinato i pranzi della domenica, uomi

i miei, e il suo ghigno si allargò. Non era un sorri

i con la bottiglia. «Ve l'avevo detto! Fed

scoppiaron

dal vento, il mascara che probabilmente mi scavava lacrime nere sulle g

dissi, con la voce appena udib

cchi pesanti. «Male a vederti fare il

con divertimento predatore, com

to una carta. Ma dato che è occupato...» Strofinò i fianchi contro d

dissi, giran

una frustata, bloccandomi i piedi. «Non manca

amente. «Stai mancando

zo di carte sparso sul tavolo. Ne

R

va il rumore. Puntò un dito curato verso di me. «Il

omo che mi aveva sempre guardata un po' troppo a lu

a' a toccarla. Solo un p

nciando un'occh

icandolo in silenzio

orso di vodka. «Karyn ha pescato il R

rmato. Sarebbe r

sorrisetto sulle labbra mentr

ertii, indietreggiando f

corciando le distanze. «Il pa

ryn, annoiata. «Se non vuoi giocare, bevi

vetro pieno di un miscuglio disgustoso di tutto c

da quattro soldi. Il tip

rdai Chace, che stava strofinando il naso contro

lui. Non era

ai il

lute», s

sco

uciava lungo tutta la discesa. Sa

ul tavolo, e il rumore

impressionato. «

i per an

ma che la gola com

morsa che mi schiacciava la trachea. Il petto mi si strinse co

le gambe che div

soldato, con la voce che s

pavimento era appicci

rare. Niente aria. A

ndo nella pelle, cercando di strappare via

alzarsi in piedi. Sembrava infa

er. Non sei

la sporcizia. L'oscurità strisciava ai bordi della

hace che mi guardava dall'alto verso il basso, non con preoccupazi

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