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Cronologia di lettura

Capitolo 3

Parole:1745    |    Pubblicato il:04/09/2026

dal

n le sembianze di Alessandro Cavaliere. Avevo dolori in muscoli di cui avevo dimenticato l'esis

hiettavo il correttore sotto gli occhi. Nonostante i miracoli del trucc

vagone mi ricordava il modo in cui Alessandro si era mosso dentro di me. Com

lzava in testa come una pall

e un bel niente. Non che fossi gelosa, per carità. Voglio dire, perché avrei dovuto essere ge

il telefono diciassette volte in trenta secondi, pregando che non

o. Vuoto. L'ondata di sollievo che

tutto a posto. Probabilmente non si ricorda nemmeno. E se dovesse ricordarsi, be

tale violenza che sbattei il ginocchi

avo la notifica. Solo un'email di spam sull'ingra

aceva irrigidire come una ragazzina colta in flagrante. Alle dieci, i muscoli del col

rava quasi prendermi in giro. Avevo

o l'area break. Puntai dritta alla macchine

rio la persona c

na materializzata al mio fianco, con un sorriso a trentadue denti, come

sul versare il caffè, imploran

bancone con gli occhi che le scinti

il bordo della tazza.

o collo con un sorrisetto malizioso. "A meno che t

trelli sfiorarono un punto indolenzito appena sotto l'orecchio. Il punto es

arricciacapelli. Stamattina ero un disastro di goffaggine." Forza

i davvero speciale. A me sembra più

nudo su cui non c'era palesemente alcun orologio.

i preso il

rso l'uscita, con la grazia di un cucciolo di giraffa. I tacchi ticchettavano

avano mentre cercavo di ricompormi. A cosa diavolo stavo pensando? Il ferro arricciacapelli? Sul serio? Se le avessi detto che era stata

istente personale. Era già abbastanza sospetto, agli occhi degli altri

che avessi spalancato le gambe per arrivare ai vertici. Nonostante mi f

ccia. Le loro conversazioni bisbigliate si interrompevano di colpo non appen

ovuto accettarlo — quello stipendio vertiginoso mi era

precedente, avrebbe avuto la conferma che quelle voci erano vere. Avrebbero creduto tutti

mi stringeva lo stomaco in una morsa. Pregai con tutta me stessa che lui si dimenticasse di

el suo ufficio. Ma ero aggrappata alla speranza che il medico gli avesse detto che non era suc

moglie. Perciò, se mai avesse chiesto a questa Caterina se avessero passato l

apevole della presenza di Alessandro a capotavola. Le mani mi tremavano mentre distribu

brivido lungo la schiena. Era la stessa voce che, appena du

a nella sua direzio

nel suo attico — sentivo le sue mani sulla mia pelle e il suo respiro bollente

rina F

dere a terra il resto dei fasc

zioni tri

. Armeggiai freneticamente con i fogli, sforzando

n un acuto stridulo che rico

la fronte. "Si sente

che ero

'orlo del colletto per allargarlo, esponen

senza la minima traccia di riconoscimento. Niente. Non c'era

ssandro tra un punto e l'altro dell'ordine del giorno. Era perfettamente a suo agio, discuteva di

ata. Alessandro mi chiamò nel suo ufficio con un semplice cenno dell'indice

La luce del mattino che filtrava dalle enormi vetrate lo avvolgeva in un'aura quasi angelica. Ingiusto. Quell'uomo sembrava

orta, signor

. Si ricordava tutto e stava per licenziarmi. O, peggio ancora, farmi d

a poltroncina di fro

ualsiasi momento. La pelle della seduta scricchiolò

del tutto indecifrabile. Nel mio petto, il cuore stava esegu

" Alzò lo sguardo, e i suoi occhi azz

umiliata pubblicamente e probabilmente sarei finita in

mia assenza, non

omenti che avrebbe potuto tirare

evisto." Il suo tono era carico di quella tipica, schiacciante autorità alla Alessandro Cavaliere, la stessa in

dovuto rispondere? 'Scusi se non l'ho chiamata, ma ero troppo impegnata ad avere una cris

endo i postumi di quello che era successo tra noi. Pensavo avesse bisogno di s

i Alessandro spinse le mie cellule

a bocca più arida del Sahar

ensione. Quella banale suoneria mi echeggiò nelle orecchie

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