dal
n le sembianze di Alessandro Cavaliere. Avevo dolori in muscoli di cui avevo dimenticato l'esis
hiettavo il correttore sotto gli occhi. Nonostante i miracoli del trucc
vagone mi ricordava il modo in cui Alessandro si era mosso dentro di me. Com
lzava in testa come una pall
e un bel niente. Non che fossi gelosa, per carità. Voglio dire, perché avrei dovuto essere ge
il telefono diciassette volte in trenta secondi, pregando che non
o. Vuoto. L'ondata di sollievo che
tutto a posto. Probabilmente non si ricorda nemmeno. E se dovesse ricordarsi, be
tale violenza che sbattei il ginocchi
avo la notifica. Solo un'email di spam sull'ingra
aceva irrigidire come una ragazzina colta in flagrante. Alle dieci, i muscoli del col
rava quasi prendermi in giro. Avevo
o l'area break. Puntai dritta alla macchine
rio la persona c
na materializzata al mio fianco, con un sorriso a trentadue denti, come
sul versare il caffè, imploran
bancone con gli occhi che le scinti
il bordo della tazza.
o collo con un sorrisetto malizioso. "A meno che t
trelli sfiorarono un punto indolenzito appena sotto l'orecchio. Il punto es
arricciacapelli. Stamattina ero un disastro di goffaggine." Forza
i davvero speciale. A me sembra più
nudo su cui non c'era palesemente alcun orologio.
i preso il
rso l'uscita, con la grazia di un cucciolo di giraffa. I tacchi ticchettavano
avano mentre cercavo di ricompormi. A cosa diavolo stavo pensando? Il ferro arricciacapelli? Sul serio? Se le avessi detto che era stata
istente personale. Era già abbastanza sospetto, agli occhi degli altri
che avessi spalancato le gambe per arrivare ai vertici. Nonostante mi f
ccia. Le loro conversazioni bisbigliate si interrompevano di colpo non appen
ovuto accettarlo — quello stipendio vertiginoso mi era
precedente, avrebbe avuto la conferma che quelle voci erano vere. Avrebbero creduto tutti
mi stringeva lo stomaco in una morsa. Pregai con tutta me stessa che lui si dimenticasse di
el suo ufficio. Ma ero aggrappata alla speranza che il medico gli avesse detto che non era suc
moglie. Perciò, se mai avesse chiesto a questa Caterina se avessero passato l
apevole della presenza di Alessandro a capotavola. Le mani mi tremavano mentre distribu
brivido lungo la schiena. Era la stessa voce che, appena du
a nella sua direzio
nel suo attico — sentivo le sue mani sulla mia pelle e il suo respiro bollente
rina F
dere a terra il resto dei fasc
zioni tri
. Armeggiai freneticamente con i fogli, sforzando
n un acuto stridulo che rico
la fronte. "Si sente
che ero
'orlo del colletto per allargarlo, esponen
senza la minima traccia di riconoscimento. Niente. Non c'era
ssandro tra un punto e l'altro dell'ordine del giorno. Era perfettamente a suo agio, discuteva di
ata. Alessandro mi chiamò nel suo ufficio con un semplice cenno dell'indice
La luce del mattino che filtrava dalle enormi vetrate lo avvolgeva in un'aura quasi angelica. Ingiusto. Quell'uomo sembrava
orta, signor
. Si ricordava tutto e stava per licenziarmi. O, peggio ancora, farmi d
a poltroncina di fro
ualsiasi momento. La pelle della seduta scricchiolò
del tutto indecifrabile. Nel mio petto, il cuore stava esegu
" Alzò lo sguardo, e i suoi occhi azz
umiliata pubblicamente e probabilmente sarei finita in
mia assenza, non
omenti che avrebbe potuto tirare
evisto." Il suo tono era carico di quella tipica, schiacciante autorità alla Alessandro Cavaliere, la stessa in
dovuto rispondere? 'Scusi se non l'ho chiamata, ma ero troppo impegnata ad avere una cris
endo i postumi di quello che era successo tra noi. Pensavo avesse bisogno di s
i Alessandro spinse le mie cellule
a bocca più arida del Sahar
ensione. Quella banale suoneria mi echeggiò nelle orecchie
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