"Oh, risparmiami la predica!" Rodolfo alzò gli occhi al cielo. "Non fare finta di non sapere che prima o poi ti avrei mollata. Aspetta, non dirmi che credevi davvero ti avrei resa la Luna del mio Branco? Riesco a malapena a guardarti in faccia, Lara. Come diavolo potrei portarti alle riunioni degli Alpha e presentarti agli altri? Mi fai ribrezzo!"
"Ma non me la sono fatta da sola questa cicatrice!", gli urlai contro, piena di amarezza. "E tu avevi promesso che mi avresti fatta visitare dai medici migliori. Ma non hai mosso un dito, Rodolfo! E invece avrebbe fatto la differenza!"
"Cosa? Non frega niente nemmeno alla tua famiglia di farti curare, e pensavi che l'avrei fatto io? Smettila di sognare, Lara, e sparisci dal mio Branco!"
Le lacrime mi annebbiarono la vista. Non era la prima volta che mi davano della brutta, ma faceva mille volte più male quando a dirlo era Rodolfo.
Sapevo fin da quando la mia famiglia mi aveva data a lui, un anno prima, che Rodolfo non provava alcun sentimento per me. Per un anno intero avevamo vissuto come due estranei, nonostante il legame che ci univa. Ero ancora vergine, perché non era mai riuscito nemmeno a sfiorarmi.
Non era colpa mia se ero così. Da bambina ero stata ustionata con un marchio a fuoco d'argento, che mi aveva lasciato un'enorme cicatrice su un lato del viso. Ancora non sapevo chi fosse stato il responsabile, ma ero stata costretta a crescere con il costante bruciore del rifiuto addosso. Perfino la mia stessa famiglia mi detestava e si vergognava del mio aspetto.
Speravo che Rodolfo sarebbe stato diverso. Speravo che mi avrebbe amata. Ma a quanto pareva, in un mondo in cui le gerarchie erano tutto per i Capi Branco, l'inganno era all'ordine del giorno.
Lo fulminai con lo sguardo. Avevo amato davvero quell'uomo, e avevo desiderato con tutta me stessa di essere ricambiata. Ma ora, volevo solo che soffrisse per quello che mi aveva fatto.
"Sei un mostro", sibilai a denti stretti. "E spero che un giorno la pagherai per tutto questo."
Lui gettò la testa all'indietro ed esplose in una risata vuota. "Maledetta Lara, e sentiamo, come dovrebbe succedere? Adesso sono il terzo Alpha più potente in circolazione. Il mio Branco è in cima alla catena alimentare, mentre la tua famiglia mi sta ben sotto! Non puoi più farmi niente. Sei sempre stata una nullità e lo sarai per sempre!"
"Ascoltami bene — ti ho già rifiutata e tu lo hai accettato. Resta solo un'ultima formalità da sbrigare, ma per quanto mi riguarda, per me non sei più niente. Quindi, porta quella tua faccia ripugnante fuori dal mio Branco! All'istante, prima che ti faccia sbattere fuori a calci dalle guardie!" Mi lanciò un'occhiata di ghiaccio e, prima che potessi ribattere, uscì dalla stanza.
...
Dopo essere riuscita in qualche modo a rimettermi in sesto, lasciai il Branco di Rodolfo e decisi di tornare a casa, nel Branco di mio padre. Non ci mettevo piede da quando mi ero trasferita, e speravo che fossero disposti ad accogliermi di nuovo.
La mia famiglia non mi aveva mai voluta bene per davvero. Tutto aveva cominciato a sgretolarsi dopo che mia madre se n'era andata, abbandonandomi quando avevo appena quattro anni. Mio padre si era scelto una nuova compagna e, all'improvviso, non aveva più tempo da dedicarmi. Poi mi era comparsa la cicatrice, e lui era diventato ancora più sfuggente e distante.
Le guardie mi fecero passare dal cancello, ma quando suonai il campanello della villa, vennero ad aprirmi la mia sorellastra e sua madre. Con mia grande sorpresa, mi bloccarono l'ingresso.
"Torna da Rodolfo e imploralo ancora un po', Lara. Qui non c'è posto per te", sentenziò Eleonora, non appena ebbi spiegato loro la situazione.
Nonostante avessi cercato di impietosirle, facendo capire loro che non avevo nessun altro posto in cui andare, diedero ordine alle guardie di scortarmi fuori.
Mi avevano sempre considerata la pecora nera della famiglia, un vero e proprio disonore, e avevano fatto salti di gioia quando ero partita per unirmi al Branco di Rodolfo. Ora, non mi volevano tra i piedi.
...
Verso sera, me ne stavo seduta al bancone del mio locale preferito, L'Ubriaco Senza Volto. Lì servivano drink abbastanza forti da ubriacare un lupo, e non ci si doveva preoccupare di essere riconosciuti o giudicati, visto che tutti i clienti indossavano una maschera.
Era il mio rifugio da anni. Se la gente avesse visto la mia faccia, avrebbe pensato che mi stessi sbronzando solo per dimenticare quanto fossi brutta.
"Sei troppo brutta." Avevo sentito quelle parole così tante volte che ormai potevo recitarle a memoria nel sonno, senza saltare una virgola.
Ma, su tutto, era stato il tradimento di Rodolfo a infliggermi la ferita più profonda. E faceva ancora più male sapere di non potermi vendicare in alcun modo. Il suo Branco ora era potentissimo, mentre io non ero altro che una ragazza mostruosa e rifiutata, senza nemmeno una famiglia da cui tornare. Nessuno mi avrebbe mai voluta. Che senso aveva continuare a vivere?
Buttati giù l'ultimo sorso del mio drink e stavo facendo per alzarmi, quando una voce sbucò dal nulla: "Un altro giro per la signorina, per favore."
Mi voltai di scatto, sorpresa, e vidi un uomo che prendeva posto accanto a me. Il barista annuì e si mise a preparare il drink.
Aggrottai la fronte, incuriosita, squadrando il nuovo arrivato. Non riuscivo a vedergli il viso perché indossava una maschera, proprio come me, ma dal suo portamento trasudava un'eleganza sofisticata.
Indossava un abito di sartoria su misura Visconti e al polso aveva un lussuoso orologio Crono Nobile. Un lupo qualunque non avrebbe mai potuto permettersi roba del genere.
"È da un po' che vieni a bere qui da sola", esordì lui, cogliendomi alla sprovvista.
La sua voce... era suadente, magnetica.
Abbassai lo sguardo, sentendomi un po' in imbarazzo. Come faceva a saperlo? "Non so di cosa tu stia parlando."
"La maschera." Mi indicò con un cenno del mento. "Non l'hai mai cambiata."
Oh. "Il che significa che anche tu vieni qui spesso."
"Infatti. Non è esattamente all'altezza dei miei standard, ma è il mio posto preferito. Mi piace non essere giudicato da nessuno."
Il barista tornò con il drink. Ringraziai lo sconosciuto prima di bere un sorso dal mio bicchiere.
"A giudicare dall'aria che hai, devi essere parecchio tormentata. Lo sono anch'io. Quindi, che ne dici di fare un patto, signorina? Ci divertiamo per stanotte e domattina ognuno per la sua strada."
Lo guardai sconvolta. Mi stava proponendo l'avventura di una notte!
"Ma tu... non mi conosci nemmeno", mormorai, intimidita.
"Non ne ho bisogno. È solo per puro divertimento."
C'era qualcosa nel suo modo di parlare... Si capiva lontano un miglio che era il tipo d'uomo a cui non importava niente dei sentimenti altrui, uno che puntava dritto a ottenere ciò che voleva.
"Però devo avvertirti", aggiunse. "Sarà una lunga notte. Ho... dei problemi a venire con una donna. Non vengo mai. Quindi, come ho detto, è solo per il puro gusto di farlo."
Eh? Non riusciva a venire durante il sesso? Ma mi avevano sempre detto che quella era la parte migliore. Come poteva godersi l'intimità se non gli era mai capitato di finire con una donna prima d'ora? Solo al pensiero, mi metteva tristezza.
Per quanto suonasse assurdo, una parte di me ne era tentata. Ero sempre stata curiosa del sesso. Non ero mai piaciuta a nessuno per via della mia cicatrice, nemmeno al mio compagno... ex compagno.
Alla fine, vinta dall'insistenza dello sconosciuto, ci riflettei su.
"Possiamo tenere le maschere?" Mi odierai proprio come tutti gli altri se vedrai quanto sono mostruosa.
"Certo." Fece spallucce. "I tuoi desideri sono ordini, principessa."
Principessa? Lo stomaco mi si strinse in una morsa.
Oh, no. Non sapeva che avevo l'aspetto di un mostro. Se lo avesse saputo, sarebbe scappato a gambe levate come gli altri.
Mi venne quasi da piangere. A volte desideravo davvero, con tutta me stessa, di essere trattata come una 'principessa'.